sabato 20 gennaio 2007

Enigma


L'enigma è più lungo della quartina e della sestina degli indovinelli.
Oggi ho deciso di giocare con voi. Volete provare a risolvere questo enigma?

AMANTE DELUSO
Strisciando per un sorriso
passo e ripasso ogni giorno
sotto gli infissi sporgenti
della finestra spalancata;
consumandomi per una carezza
per pochi attimi
di tenerezza brusca e frettolosa,
passo e ripasso ogni sera,
su e giù, fino all'albeggiare.
E' così fresca l'aria della notte,
così fragrante di fiori...
Ma dorme lontano da me
la sola persona
cui ho dedicato la mia vita.
E io rimango solo e piango
cercando rifugio in un bicchiere
e resto in piedi tutta la notte
finchè mi ritrovo al mattino
coperto di polvere
a ondeggiare davanti allo specchio
con la bocca impastata.

giovedì 18 gennaio 2007

Incipit

Possiedo un quaderno con la copertina rigida di colore marrone, sul quale annoto da molti anni gli “incipit” dei libri che ho letto.
Le pagine a quadretti. leggermente ingiallite, sono vergate in stampatello con una matita Faber-Castel, che è sormontata da un cappuccio di metallo nel qual è assemblato il temperino. Questo strumento denominato: l’allungalapis, mi permette di usare la matita anche quando è ridotta dall’uso ad un mozzicone. ( qui, esce alla grande la mia genovesità).
Ogni volta che apro il quadernetto rivivo le emozioni provate durante la lettura di tutti i libri elencati, grazie alla potenza di queste piccole frasi, che spesso contengono l’essenza di tutta la trama.
Tra tutti gli incipit collezionati fino ad oggi, quello che amo di più è:
LA MIA FANCIULEZZA FU LIBERA E GAGLIARDA” tratto dal libro “Una donna”, scritto da Sibilla Aleramo, pseudonimo di Rina Faccio.
“Una donna” è un libro autobiografico, pubblicato nel 1906. Dipinge la condizione femminile dell'epoca in cui gli uomini avevano "scarsa" considerazione
delle donne.                                            
Mi permetto di consigliare la lettura di questo libro a tutte le donne che passeranno dal mio blog, specialmente alle giovani ragazze.

venerdì 12 gennaio 2007

Ragazzi vuoti

Puoi comprargli tutto quello che vuoi,
ma senza cultura e valori umani,
tuo figlio si sentirà
sempre vuoto.

domenica 7 gennaio 2007

GLAMOUR


Ci sono posti al  mondo dove la pubblicità
di calze e collant non avrebbe alcun senso
perchè a loro non è concesso
di velare le gambe e
svelare la bellezza.

mercoledì 3 gennaio 2007

Considerazioni

Le generazioni precedenti alla mia, hanno lottato duramente e a caro prezzo, sacrificando anche la propria vita per umanizzare il lavoro all'interno delle fabbriche.
Ci siamo illusi di avanzare verso la liberazione perchè oggi ci ritroviamo ancora più prigionieri degli alienanti processi della catena di montaggio.
La foto che vi posto pone una domanda inquietante. 


Sarà questo il modello di lavoro per ritornare ad essere una nazione competitiva, considerando che sono stati bloccati i finanziamenti per la ricerca scientifica e tecnologica?La foto scattata dal fotografo Edward Burtynsky, immortala diecimila donne, avvolte in bizzarre tuniche color lilla, impegnate a sezionare polli.
La fabbrica in questione si chiama Manufacturing N°17 (mi ricorda tanto i campi di sterminio) ed è ubicata a Dehui, provincia di Jilin (CINA).
Questa foto è stata esposta insieme a dipinti, sculture, video e filmati, in una mostra svoltatsi a Genova.
Titolo: TEMPO MODERNO. Da van Gogh a Warhol. Lavoro, macchine e automazione delle arti del Novecento.
Vi assicuro è stata un'esperienza forte. che mi piacerebbe condividere con tutti gli italiani, rendendo questa mostra itinerante.

lunedì 1 gennaio 2007

venerdì 29 dicembre 2006

Dice il saggio:

Cercate di fare amicizia con voi stessi.
Evitate la prigione della non ricerca
per non limitare la vostra crescita.
Auguro a tutti orizzonti sereni.
Foto scattata dalla Maratoneta

domenica 24 dicembre 2006

La stella

Persero un giorno la stella.
Com'è possibile perdere la stella?
Per averla fissata toppo a lungo...
i due re bianchi,
ch'erano due sapienti di Caldea,
col bastone tracciarono sul suolo grandi cerchi.
Si misero a far calcoli, si grattarono il mento
ma la stella era scomparsa
come scompare un'idea,
e quegli uomini, l'anima dei quali
aveva sete di essere guidata,
piansero drizzando le tende di cotone.
Ma il povero re nero, disprezzato
disse a se stesso:" Pensiamo alla sete degli altri,
che non è la nostra,
occorre dar da bere, lo stesso, agli animali"
E mentre reggeva il suo secchio,
nello spicchio di cielo
in cui si abbeveravano i cammelli
egli scorse la stella d'oro che danzava silente.
  Edmond Rostand

mercoledì 20 dicembre 2006

La canzone di Piccolino


DEDICATA A TUTTI I PICCOLINI DEL MONDO


Piccolino, morta mamma,                        
non ha più di che campare;                                    
resta solo con la fiamma                       
del deserto focolare;                            
poi le poche robe aduna,                     
mette l’abito più bello
per venirsene in città.
Invocando la fortuna
Con il misero fardello,
Piccolino se ne va.

E cammina tutto il giorno,
si presenta ad un padrone:
-“Buon fornaio al vostro forno
accoglietemi garzone”.-
Ma il fornaio con la moglie
Ride ride trasognato:
-“Piccolino, in verità
il mio forno non accoglie
un garzone appena nato!
Non sei quello che mi va”.

Giunse al Re nel suo palagio,
si presenta ardito e fiero:
-“Sono un piccolo randagio,
Sire, fatemi guerriero”.-
Il buon Re sorride:-“Omino,
vuoi portare lancia e màlia?
Un guerriero? In verità
Tu  hai bisogno della balia!
Tu sei troppo piccolino:
non sei quello che mi va”.

Vien la guerra, dopo un poco,
sono i campi insanguinati;
Piccolino corre al fuoco,
tra le schiere dei soldati.
Ma le palle nell’assalto
Lo sorvolano dall’alto
Quasi n’abbiano pietà.
-“E’ carino quell’omino,
ma per noi troppo piccino:
Non è quello che ci va!”-

Finalmente una di loro
Lo trafora in mezzo al viso,
Esce l’anima dal foro,
vola vola in Paradiso:
ma San Pietro: -“ o Piccolino,
noi s’occorre d’un Arcangelo
ben più grande, in verità.
tu non fai nemmeno un Angelo
e nemmeno un Cherubino…
non sei quello che ci va”.-

Ma dal Trono suo divino
Gesù Cristo scende intanto,
e sorride a Piccolino
e l’accoglie sotto il manto:
-“ Perché parli in questo metro,
o portiere d’umor tetro?
Piccolino resti qua.
Egli è piccolo e mendico
senza tetto e senza amico:
Egli è quello che mi va…
O San Pietro, te lo dico,
te lo dico in verità!…”-   
                                            Guido Gozzano

domenica 17 dicembre 2006

Il mio tatuaggio

tatuaggio 
Il mio tatuaggio

Oggi, ho deciso di farvi una confidenza, per permettervi di conoscermi meglio. Sul polso destro ho un tatau (fatto quando non era ancora di moda) ispirato all’arte Polinesiana. Per creare questi tatuaggi, prevalentemente sono usati i seguenti motivi: cerchi, immagini geometriche o ispirate alla natura, al mondo vegetale o animale. Per i polinesiani, il tatuaggio era un simbolo di potere.Descriveva l’appartenenza ad un determinato rango sociale ed aveva anche lo scopo di riprodurre una sorta di cronologia dei fatti principali della vita della persona che li possedeva. Dopo questo preambolo, voi penserete, che senso ha tutto questo con te, piccola donna insignificante? Invece ha un significato. Ho deciso di personalizzare una parte del mio corpo che mi fosse sempre visibile per stimolare la forza che era nascosta dentro di me ed usarla in certi momenti critici della quotidianità.
 Come potete vedere il disegno rappresenta:
La tartaruga, simbolo della longevità.
La salamandra, che sopravvive nel fuoco lo è della perseveranza, mentre l’uccellino ha il potere di proteggermi attraverso un telo, che tiene tra il becco dalle avversità della vita.
Tre animali pacifici ma potenti che rispecchiano il mio carattere.
 Il mio tatuaggio mi “aiuta “a combattere gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna. Naturalmente bisogna crederci.