domenica 20 novembre 2022

Si scrive decrescita e si legge felicità.

 

Oggi le persone non si accontentano più di niente, sono sempre alla ricerca di nuove emozioni e l'insoddisfazione spesso diventa cronica. Negli anni 60 non avevano nulla ma la gioia, la speranza di un mondo migliore e la tranquillità ci rendeva felici.

Non avevamo il frigorifero ma "L'uomo del ghiaccio" arrivava con il motocarro pieno di blocchi  e con il suo gancio in base alle nostre disponibilità, ce ne dava un pezzo. Correvamo a casa, lo ricoprivamo con una coperta per non farlo sgelare e sopra  deponevano i cibi da conservare.

Non avevamo il riscaldamento ma la stufa economica intiepidiva la cucina, cuore della casa, mentre le altre stanze erano ghiacciate. Le borse dell'acqua calda, le lenzuola, i pigiami di flanella e le calze confezionate dalle nonne, ci riscaldavano nei nostri letti.

Non avevamo bagni e docce super accessoriati  e la domenica scaldavamo pentoloni di acqua da versare in grandi conche di zinco, nelle quali ci lavavamo.

Non avevamo il forno ma ci recavamo con le nostre teglie, avvolte da tovagliette a quadri, dal fornaio, che terminato il suo lavoro, le introduceva nel forno ancora caldo.

Non avevamo la possibilità di ricomprare le calze prima di seta, poi di nailon, quindi quando si sfilavano, le portavamo dalla rimagliatrice, che con il suo apparecchietto riusciva a farle tornare quasi nuove.

Non avevamo a disposizione quotidianamente i vassoi pieni di paste, biscotti di tutte le fogge ma quando le mamme potevano, confezionavano splendide torte casalinghe.

Non  tutti avevamo la televisione in casa, quindi ci recavamo al bar o ospiti di qualche vicino per guardare tutti insieme trasmissioni come: Il  Musichiere o Lascia o raddoppia.

Potrei andare avanti all'infinito di ciò che non avevamo e allora perché oggi con tanto benessere siamo sempre tristi e in guerra? Forse abbiamo oltrepassato il limite.

Pensate anche a come ci si saluta oggi con un semplice ciao, i greci usavano Chaire (rallegrati) gli Ebrei usano Shalom (Pace). 

Non avevamo niente, non usavamo antidepressivi, ma eravamo ricchi di amore per il nostro quartiere, per i vicini di casa, che consideravamo di famiglia e soprattutto si onorava la parola che oggi è in disuso: PARTECIPAZIONE


18 commenti:

  1. Angela, la scienza è giusto che faccia di tutto per migliorare la qualità di vita delle persone che abitano in questo mondo, ma a far felice l'uomo sono altre cose che la società di oggi non conosce, oppure non ricorda.

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  2. Non sono molto sicuro di questa visione edulcorata del passato, principalmente perché viene descritta da persone che all'epoca della narrazione erano adolescenti o poco meno e quindi all'oscuro di tutta una serie di problematiche contingenti.

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    1. Come Pier anche io sono... laico: quando si stava diversamente si stava diversamente!
      Sicuramente ora abbiamo una società di agi che instupidiscono.
      Le comodità significano mancanza di movimento e questo significa depressione, in varie forme, dalla malinconia, svogliatezza fino a quella grave.
      L'urbanismo ha artificializzato molte persone e anche questa è una buona ricetta per insoddisfazione e infelicità.
      Avere tutto (molto del quale ciarpame inutile o dannoso) spegne il desiderio e il desiderio è un ottimo propulsore di vita(lità).
      Meno è meglio, questo è poco ma sicuro!
      Infine: la partecipazione?
      Penso che sia ortogonale al ben-vivere. Partecipare a cosa? Quali persone con quale carattere?

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  3. Va beh però farsi una doccia calda è impagabile! A parte gli scherzi, è vero che ora c'è troppo, ma non è per noi adulti il problema, quanto per i giovanissimi che rischiano di dare tutto per scontato.

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  4. la doccia calda si faceva con una tanica di ferro da 20 litri che usavano i militari per la benzina, sul cui fondo era saldato il soffione con rubinetto. D'estate il bidone si metteva al sole e d'inverno, volendo, si poteva riempire d'acqua calda oppure tenerlo di fianco nel camino.
    bastava poi posarlo in alto in un camerino con buco fognario nel pavimento

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  5. Credo che il problema non sia solo legato al fatto che oggi ci siano più cose, più oggetti di svago, maggiori comodità. Il vero problema, a mio avviso, per questa infelicità che soprattutto mi sembra riguardare maggiormente il mancato possesso di certi beni di carattere meramente voluttuario, è che la società di oggi ha sempre di più spinto a far credere ai giovani, ma poi in realtà a tutti, che la felicità sia solo nel possedere una cosa. In realtà, la felicità è nel godere di momenti speciali come anche desiderare oggetti e beni voluttuari che però veramente vogliamo perchè ci piacciono e non perchè altrimenti ci si sente out, Il vero segreto è stare bene con se stessi perchè solo in quel momento ogni nostro desiderio dal più profondo al più futile ci renderà davvero felici in quanto non daremo ad esso la qualifica di "surrogato del nostro benessere interiore", ma di accessorio per amplificare tale benessere già insito in noi a prescindere da beni di qualunque genere.

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    1. L'inganno principale è quello di far credere che la felicità esista, quando è puro miraggio. Ai miei tempi si diceva che la soddisfazione di aver fatto il proprio dovere, e al meglio possibile, era cosa necessaria e sufficiente.... altro che beni voluttuari e viaggi intorno al mondo.....

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  6. Che ci si sia abituati male, è indubbio. Facciamo fatica alla minima difficoltà, a mio avviso (e riguarda anche me ovviamente) perché cresciuti nella più o meno bambagia. Abbiamo avuto tutto senza guerre e malattie (basta guardare quest'accenno di pandemia quante depressioni ha portato alla luce), siamo cresciuti irrispettosi e impazienti, intolleranti e arroganti. Probabilmente perché tanti nostri genitori ci hanno ricoperto di tutto ciò che è mancato loro. Forse non rendendoci esattamente un favore. E anche con questa frase, si capisce che non vogliamo poi prenderci troppe responsabilità. ;)

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  7. tutti avevano il sorriso anche i bambini, che a scuola non potevano andare per aiutare i genitori nei campi

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  8. Avendo perso i genitori all'età di 5 anni (ne ho 23), sono stata cresciuta dai miei nonni che mi hanno insegnato quali sono i veri valori della vita, che niente mi è dovuto, che se voglio raggiungere una meta devo lavorare sodo, mi hanno insegnato il rispetto e a non dare niente per scontato. Per questo motivo fatico a rapportarmi con chi non ha i miei stessi valori.

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    1. La tua vita è proprio segnata da eventi tragici ma dalle tue parole capisco che sei una donna forte. Ti auguro per il futuro tanta serenità.

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  9. Le persone sono sempre alla ricerca di stimoli: io in particolare.
    Io più che altro penso che oggi non ci sia più la pazienza per conquistare ciò che si desidera. Siamo abituati con Internet ad avere tutte le informazioni che vogliamo in pochissimo tempo, per cui se non la troviamo (e ci sono parecchie cose che su Internet non si trovano) non esiste.

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  10. Decrescita felice è proprio il termine giusto, ci dobbiamo liberare da tanti orpelli inutili se non proprio dannosi.
    Poi io non direi che i bei tempi andati fossero proprio così belli, non sarebbero andati se vossero stati così. Era tempi di ingiustizie e mancanze sociali che a fatica sono state conquistate e che oggi vengono disgregate ogni giorno di più.

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  11. La decrescita felice è quella degli altri.....

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    1. Pratico la sobrietà felice, edonistica da lustri.
      Quella degli altri è la crescita, consumistica, annoiata, spesso infelice.
      Siamo in pochi colla decrescita felice.

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