martedì 10 febbraio 2026

Il muro come una lavagna numero 10


 Ieri mi sono recata a Sestri - Ponente per salutare i miei ex colleghi. Questa delegazione di Genova, è caratterizzata da una via pedonale, ritenuta un vivace centro commerciale, che ha mantenuto una forte identità locale.

Accanto c'è la storica Piazza Baracca, affollata da anziani operai, che parlano il dialetto. Mi piace sedermi su di una panchina e ascoltare i loro discorsi. Il genovese ormai è usato da pochi e la sua classica cantilena mi rende gioiosa, In questa piazza, si svolgono anche i funerali laici dei vecchi partigiani. Passeggiando mi sono imbattuta in un muro, sul quale c'era scritta la  frase fotografata, che trovo di una verità sconvolgente e degna di riflessione.

martedì 27 gennaio 2026

 

Anche se sono trascorsi 20 anni dalla tua morte, cara Liana non ti dimenticherò mai!


Eri solita iniziare la tua testimonianza nelle scuole  con queste parole:
Sono il numero A 5384 di Auschwitz-Birkenau. Dico sono e non sono stata. Lo sono ancora perché il tempo dei Lager si prolunga in una parabola che i programmatori nazisti non avrebbero mai potuto immaginare. Come tempo massimo della vita nei loro "Arbeit Stuche (pezzi da lavoro) avevano stabilito nove mesi. Il periodo di cui ha bisogno la natura per creare un nuovo individuo era stato programmato dagli esperti dei Lager anche come quello necessario (al massimo) per distruggerlo. Il Lager vive ancora dentro di me.

Carissima Liana la tua amicizia è stata un dono e non ti dimenticherò mai!

Targa dedicata a te nel borgo di Boccadasse (Genova)

mercoledì 21 gennaio 2026

Combattente



                                                               Ritiro nazionale a Spoleto 1967

 Forse è vero
Mi sono un po' addolcitaLa vita mi ha smussato gli angoliMi ha tolto qualche asperità
Il tempo ha cucito qualche feritaE forse tolto anche ai miei muscoliUn po' di elasticitàMa non sottovalutare la mia voglia di lottarePerché è rimasta ugualeNon sottovalutare di me nienteSono comunque sempre una combattente
È una regola che vale in tutto l'universoChi non lotta per qualcosa ha già comunque persoE anche se la paura fa tremareNon ho mai smesso di lottare
Per tutto quello che è giustoPer ogni cosa che ho desideratoPer chi mi ha chiesto aiutoPer chi mi ha veramente amatoE anche se qualche volta ho sbagliato a qualcunoNon mi ha ringraziato maiSo che in fondoRitorna tutto quel che dai
Perché è una regola che vale in tutto l'universoChi non lotta per qualcosa ha già comunque persoE anche se il mondo può far maleNon ho mai smesso di lottareÈ una regola che cambia tutto l'universoPerché chi lotta per qualcosa non sarà mai persoE in questa lacrima infinitaC'è tutto il senso della vita

Parole di Fiorella Mannoia, dalla canzone: "Combattente"


Alberto Tartarini, il mio allenatore non solo di atletica, ma maestro di vita. Mi ha trasmesso i valori della disciplina.  Mi ha insegnato a lottare, a vincere ad accettare le sconfitte e superare le difficoltà. Se oggi sono una  vecchia, che continua a non arrendersi, lo devo solo a LUI.

domenica 11 gennaio 2026

La stupidità non ha limiti


 Ai "baracconi", parola genovese, per denominare il Luna Park, come musica di sottofondo hanno suonato a tutto volume la canzone: "Faccetta Nera"

Questa è l'ennesima prova che in Italia ci sono ancora fascisti entusiasti di esserlo. 

domenica 4 gennaio 2026

Cosa può raccontare una foto.


 Questa foto è stata scattata negli anni sessanta, in occasione del matrimonio di una delle molteplici sorelle di mia madre. Come potete notare, le mie cugine rappresentano le donnine perfette per i tempi: capelli lunghi incorniciati da fiocchetti, piccole borsette, cappellini di paglia e vestitini da bambola, con scarpette abbinate. Nelle mie vene scorre anche sangue francese e la mia ribellione futura è  già evidente. Indosso un vestitino corto, regalo dei miei parenti transalpini, i capelli sono cortissimi (o à la garçonne) e i calzettoni  arrotolati, come li portava il fuoriclasse Sivori. Mostro un'insofferenza all'evento molto evidente, tutti sorridono tranne me perché non ho mai sopportato questi assembramenti familiari, che spesso sono solo l'apoteosi della falsità.